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Dobbiamo parlare

Danilo Ruocco *** lunedì, 25 agosto 2008, 16:56
Danilo Ruocco

"Ma perché la gente dice cose tipo 'possiamo parlare'? È in assoluto la più demenziale frase che si possa creare [...] Ma ancora più fastidioso è il fatto che sia così vago e allo stesso tempo così chirurgicamente preciso nel suo significato presunto. [...] Perché normalmente quello di cui vogliono parlare è del fatto che si lasciano".
(Brian Sloan, Un'estate per due)


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Chance e paure degli Anonimi al tempo di Internet

Danilo Ruocco *** lunedì, 18 agosto 2008, 15:07
Danilo Ruocco

"Essere anonimi ha un duplice, contraddittorio significato: da un lato sembra la condizione indispensabile perché uno possa mettere a nudo, per via telefonica o telematica, i propri sentimenti, i propri bisogni, i propri desideri profondi, le proprie perversioni. Dall'altro è la denuncia del nostro isolamento, che ciascuno cerca a suo modo di colmare 'connettendosi' senza esporre la propria faccia, in modo da essere al centro dell'interesse di qualcuno, in modo da non sentirsi isolati nel vuoto della nostra stessa solitudine".
(Paolo Landi, Impigliati nella Rete)


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Memoria

Maks *** mercoledì, 13 agosto 2008, 07:31
Maks

  Grazie alla mia poderosa memoria riesco a ricordare praticamente quei due o tre numeri in tutto: il mio cellulare (uno solo, gli altri non ci provo nemmeno), il numero di casa (ante era rubrica cellulare), il codice fiscale, il pin del bancomat (non senza qualche ridigitazione), la user e le password dell'home banking, la password della segreteria telefonica. Niente altro, ovvero niente altro tranne un numeretto sperduto, inutilizzato da e per anni ormai, risalente ai miei primi passi su internet negli anni novanta - scorso millennio.
  "I seek you" dirà ben poco a molti, giovani soprattutto, che nemmeno sapranno di cosa sto parlando, anche se in realtà fu il primo e più importante messenger online prima dell'avvento di Microsoft pigliatutto.
  Ebbene il mio UIN (così si chiamava il nome utente) per qualche assurda ragione non riesco proprio a dimenticarmelo. E' solo per questa ragione che ancora oggi, ogni volta che sistemo il mio pc, non dimentico mai di installare ICQ, anche se poi in realtà non ne faccio praticamente più uso.
  Sarò un nostalgico fin nei gangli più profondi del mio ammasso di materia grigia, per altre faccende ormai ridotta a poltiglia, ma 23093087 rimane ancora, chissà perché, chissà come, chissà dove nella mia testa.  


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Paure utili, paure reali.

Maks *** mercoledì, 06 agosto 2008, 07:27
Maks

  La notizia è di quelle che quasi nessuno ascolterà nemmeno, relegata chissà dove su stampa e TG, ma che in realtà direbbe moltissimo del nostro paese, dei suoi abitanti e di questi i rappresentanti politici.
  Il numero di morti ammazzati in Italia per crimini violenti è il più basso dei paesi dell'Unione. I numeri di morti sul lavoro e per circolazione stradale al contrario sono eccezionalmente più alti e soprattutto record in Europa. 
  Chiedi agli italiani qual è il problema più sentito ai nostri giorni e in gran parte risponderanno "sicurezza". L'Italia si sente un paese assediato da una sorta di orda di barbari che miete vittime a tutto spiano. Gli italiani hanno paura di uscire di casa e di restare in casa, hanno paura di cattivi cattivissimi che li minacciano. Gli italiani non hanno praticamente nessuna paura invece di mettersi in macchina o di timbrare il cartellino tutti i giorni. Gli italiani hanno paura di ciò che dovrebbe fare meno paura e non temono ciò che dovrebbe invece spaventarli a morte (e che così spesso li uccide infatti).
  Il miracolo di questa percezione distorta, inutile dirlo, sappiamo tutti dove sta e a chi fa tanto comodo, ma la realtà dei numeri, quella ineccepibile e salva dall'illusionismo dei soliti noti è che i barbari che dovrebbero fare tanta paura agli italiani sono proprio gli italiani, al volante mentre guidano strafottendosene delle regole minime di civiltà, al lavoro mentre se ne sbattono delle regole minime di sicurezza. 


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Pugili

Danilo Ruocco *** domenica, 03 agosto 2008, 21:13
Danilo Ruocco

“Distruggere, sopprimere l'avversario e correre il rischio di provocare una morte sul ring, offrire agli spettatori quello che cercano: immagini di sangue, ferite fisiche, la pornografia, la carneficina, la ribellione contro l'ordine costituito, la fine delle regole che addomesticano gli uomini. Gli spettatori vogliono sperimentare, tramite i pugili, tutte le qualità liberatrici della violenza”.
(Hugo Gonçalves, Il cuore degli uomini)

 


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Sonno partecipato

Danilo Ruocco *** mercoledì, 30 luglio 2008, 10:00
Danilo Ruocco

Quando si dorme accanto alla persona amata può capitare di partecipare al suo sonno agitato restando svegli.


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Burle campanarie

Maks *** venerdì, 18 luglio 2008, 01:52
Maks

  Di LUI avevo già detto in passato, di quanto sia innamorato del "mio" campanile. Oggi però ha davvero superato se stesso. 
  Un quarto d'ora, minuto più minuto meno, in un'ininterrotta cacofonia campanaria senza spartito alcuno se non un meraviglioso, stonato e possente rumore. Non è raro che accadano cose del genere, immagino che un campanile necessiti di ordinaria manutenzione sonora; questa volta però sa tanto di evento e qualcosa mi dice che si sia anche guadagnato la cronoca su qualche giornale locale. Nulla di strano infatti che un campanile suoni a festa o anche solo "casinaro", che lo faccia per un quarto d'ora di fila è già meno frequente, ma che lo faccia a notte fonda rende la cosa incredibilmente divertente, almeno per chi, come me, all'una e mezza di notte è ancora lungi dal prendere sonno.


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Shopping

Danilo Ruocco *** domenica, 06 luglio 2008, 09:26
Danilo Ruocco

“La gente [...] può fare a meno di tante cose; il problema è che non riesce a non andare a comprarle”.
(Alan Bennett, Nudi e crudi)

Sembra scritto per me che certi giorni proprio non riesco a non spendere: uso lo shopping come antidepressivo.


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Generare - Un esperimento

Danilo Ruocco *** lunedì, 02 giugno 2008, 21:27
Danilo Ruocco

Ho voluto fare un esperimento: ho messo on line il mio nuovo racconto al prezzo simbolico di 1 Euro (e non più scaricabile gratis come ho fatto finora con gli altri miei raccontini).
Il racconto si intitola Generare.

Ecco l'inizio:

1.
Credo sia giunto il momento per me di avere un figlio. Lo desidero, ne avverto la necessità. G., invece, non lo vuole, né come padre, né come madre.
Io mi sento più portata ad assumere il ruolo di madre fin dal concepimento, ma G. proprio non vuole un figlio. Dice che non è ancora giunto per lui il momento e aggiunge che non vuole diventare padre ora per scoprire, poi, di essere, in realtà, una madre. Non vuole rischiare.

Continua

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Allucinazioni

Maks *** sabato, 17 maggio 2008, 04:47
Maks

  Mi chiedo cosa possano avere in testa i neo eletti legittimi e degni rappresentanti del popolo italiano.
  Per tentare di porre un qualche rimedio all'incapacità del nostro stato di garantire la sicurezza pubblica e nel frattempo dare un contentino al proprio elettorato lombardo-veneto, costoro pensavano di mettere mano in qualche ora - nientemenoché - ai diritti costitutivi di circa cinquecentomilioni di cittadini europei.
 


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Io sono quel lampadario

Danilo Ruocco *** lunedì, 12 maggio 2008, 22:21
Danilo Ruocco

Oggi, leggendo il libro Il mestiere di scrivere di Luisa Carrada mi sono imbattuto in una frase che mi ha fatto molto riflettere. La frase in questione è una delle motivazioni che l'autrice del libro cita per scrivere un blog: “una sfida a diventare una persona più simile a come ti vedi” (p. 111).

Io che di blog ne scrivo diversi, mi sono subito interrogato chiedendomi come mi vedo. Poi mi sono anche chiesto come mi vedono gli altri e, infine, non so perché, mi sono ricordato che chi cerca “lampadario” sui motori di ricerca, finisce sul mio sito personale. Anzi, “lampadario” è una delle motivazioni più forti che spingono gli sconosciuti a venire sul mio sito.

Allora mi sono detto: “Io sono quel lampadario”! e mi sono stupito di non esserci arrivato prima. Infatti, come quel lampadario io sono (mi vedo):

  • essenziale
  • semplice
  • diretto
  • funzionale
  • liscio

Anche la mia scrittura la vedo così.

Inoltre, come quel lampadario desidero essere visibile e mi piacerebbe potere aiutare gli altri a vedere.

Il lampadario del mio salotto
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città immobile 7 e 8

Koji Cabuto *** sabato, 19 aprile 2008, 14:38
Koji Cabuto

7 – ricordi

Mi sveglio e non capisco dove sono. Mi guardo attorno e non riconosco le pareti. Una luce arriva da una finestra. È giorno. Cerco il cellulare lì attorno ma non c'è. Visualizzo meglio la stanza. Sono in un letto. Non è il mio e su questo non ho dubbi. Vedo un quadro. Mi sembra Schiele. La ragazza dalle calze gialle. sì,sembra proprio quello, ma non ne sono sicuro. Ho mal di testa e non ricordo nulla. Provo ad alzarmi e tutto si mette a girare. Nel letto non c'è nessuno. Guardo per terra. Ci sono i miei vestiti e un paio di preservativi usati sopra i miei jeans. Faccio uno sforzo. Mi chiedo cosa ho fatto ieri. Almeno per il pezzo che dovrei ricordarmi. Per ora niente. Non ce la faccio. Raccolgo tutte le mie energie e riprovo ad alzarmi. Questa volta va meglio. Sono in piedi. Mi infilo jeans e camicia. Nella tasca c'è il telefono. Nessuna chiamata. Nessun messaggio. Penso che Sara è una santa.

... continua
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Acqua alta a Venezia

Danilo Ruocco *** mercoledì, 02 aprile 2008, 20:51
Danilo Ruocco

Si sa, a Venezia si presenta il fenomeno dell'acqua alta. A me si è manifestato nel bagno dell'albergo: senza accorgermene sono riuscito ad allagarlo per una sbadataggine. Uscendo dalla vasca sono caduto battendo un ginocchio.

A Venezia si cade nell'acqua anche al chiuso di un interno!

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Essere innamorati...

Danilo Ruocco *** giovedì, 20 marzo 2008, 10:29
Danilo Ruocco

L'essere innamorati alleggerisce la pesantezza della vita...
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la città immobile cinque e sei

Koji Cabuto *** martedì, 11 marzo 2008, 22:49
Koji Cabuto

Pronti per sapere come procedono le terribili avventure del nostro eroe?
K.

Cinque – cose che ho imparato

Sono le otto e trenta del mattino. Sono con la moto ferma a guardare il panorama nella parte vecchia della città. C'è un sacco di luce e sono ancora intontito dall'alcool. Dovrei mangiare qualcosa. Mi accendo una sigaretta e non so ben cosa fare. Faccio un paio di tiri ma mi rompo subito i coglioni. Ho la gola a pezzi. Mi guardo attorno. C'è già un sacco di gente. Vedo le famigliole che mi guardano. Come al solito. Ma durante la settimana non sono così. Durante la fottuta settimana avete bisogno di me. Avete bisogno di qualcuno che serva ogni vostra richiesta. E siete felici di guardarmi in faccia e vedere il mio sorriso rassicurante. Ma adesso no. Adesso sono tutto quello che non vi piace che vi mette paura. Ma adesso... ma che cazzo sono adesso? Tutte cazzate. Un sacco di cazzate che mi racconto perché sono come loro. Sono tutti uguali a me anche qui. Tutti che credono di essere vivi solo perché esistono. Ma che cazzo ci sto a fare qui in mezzo?

... continua
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